
E' chiaro ormai quel che penso della mia povera Italia, ma se non lo fosse provo a descriverlo meglio, invitandovi a far lo stesso presso questa sede se e quando ne avete voglia, 'che tenersi tutto dentro, si sà, fà male! (e infatti io c'ho messo sù un blog)
Io penso la mia povera Italia malata, io penso che molte delle cose che oggi accadono saran pur legate a
questo o a
quello, effetti tutti della stessa
causa superiore ma di certo
non normali e da qui, per me,
inaccettabili. Ma non voglio accanirmi sulla mia povera Italia. Voglio fare come fanno i nostri cari politici, ogniqualvolta gli si ponga una qualche scomoda domanda... guardare al di là del proprio brullo orticello e criticarlo. Anche lì la situazione non è migliore, così come non lo è nel mondo tutto.
Ditemi, non avete anche voi la senzazione che tutto sia maledettamente precario che, lasciando per un attimo da parte quelli che sono anomalie "consolidate" al punto che neanche più ci si cura di parlarne con assiduità, come le guerre, la fame che dilania intere popolazioni o le malattie che cancellano milioni di vite ancora oggi che di data facciamo 2008, il mondo si trovi combattutto ogni giorno di più tra il baratro più nero e la abitubinaria quotidianità dei secoli in un ciclizzarsi abietto?
Noi siamo gl'esseri eletti, quelli che si evolvono perchè capaci di imparare, quelli che si concedono il "lusso" dei sentimenti, quelli che possono, in un'ottica illuminista, decidere del proprio destino e cambiarlo.
Eppure mi guardo attorno, guardo il nostro orto brullo e mi vien voglia di urlare, guardo più in là del confine e dispero, guardo il mondo e non mi sento capace di salvarlo. Io mi sento impotente!
(...ma forse mi ci vorrebbe solo un po' d'ottimismo, forse avrei bisogno solo di un po' di speranza).